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domenica 12 ottobre 2008

Anaxilas, Tiranno di Reggio




Più di cinquecento anni prima della nascita di Cristo, la polis calcidese di Rhegion costituiva una delle potenze di spicco nel quadro delle dinamiche economiche che interessavano il bacino del Mediterraneo. Pur non possedendo un territorio particolarmente vasto e fertile, la città prosperava grazie al proficuo lavoro di mercanti, artisti e artigiani, godendo dei buoni rapporti commerciali e diplomatici intrecciati con Etruschi, Cartaginesi, Egizi, o con altri intraprendenti popoli marinari di stirpe ellenica; i prodotti vascolari di produzione locale, corredati da superbe incisioni a figure nere, venivano esportati in ogni dove dell’ekumene, da Marsiglia alla Palestina. Mille illustri cittadini governavano la città in base ad un codice legislativo ricordato dagli antichi storiografi per la sua moderazione.All’alba del V sec. a.C., su tali privilegiate condizioni incombono le mire dei tiranni di Sicilia, interessati a guadagnare una serie di sbocchi portuali sul Tirreno: Ippocrate di Gela conquista infatti la polis di Messina, popolata come Reggio da Calcidesi, spesso legata da rapporti di cooperazione economica con la città prospiciente. A Reggio, il profilarsi di un pericolo esterno favorisce l’ascesa politica di un personaggio in grado di fronteggiare a viso aperto le ingerenze di Ippocrate: è Anaxilas, discendente da un’antichissima famiglia di origine messenica (cioè proveniente dalla Messenia del Peloponneso, nella penisola greca) stanziatasi in riva all’Apsias (l’odierno Calopinace, il fiume di Reggio) al tempo della fondazione della polis, nel corso dell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. Anaxilas diviene quindi un tyrannos, il supremo reggitore dei destini della città. Oggigiorno, il termine “tiranno” ha finito per designare forme di governo personali caratterizzate dall’esercizio di violenze o intimidazioni ai danni dei sudditi; in realtà, il termine tyrannos, nel lessico greco di età arcaica e classica, designa un regime autocratico, magari non legittimato dalla legge o da una discendenza radicata nella storia, ma non per questo dissoluto o cruento. Inoltre, le fonti letterarie, inerenti Anaxilas e i suoi eredi diretti, parlano di un uomo munifico, rispettoso del popolo e delle sue tradizioni, oltre che di un accorto leader politico.Del resto, il piano concepito dal tiranno reggino per riguadagnare una stabile egemonia sul versante dello Stretto e del Basso tirreno, contempla l’acquisizione di un controllo diretto su Messina. La prima occasione si presenta verso il 493/492 a.C., quando Anaxilas invita un gruppo di esuli provenienti da Samo, in Asia Minore, ad impadronirsi della polis peloritana, approfittando dell’assenza del luogotenente di Ippocrate, Sciite, impegnato in un assedio lontano dalle mura cittadine. Lo stesso Ippocrate riesce però a mantenere in pugno la situazione, accorrendo a Messina ed accordandosi coi Samii, ai quali concede di stabilirsi permanentemente in riva allo Stretto, e destituendo il poco prudente Sciite, reo di aver indebolito le difese cittadine.Il secondo tentativo di Anaxilas si colloca verso il 488 a.C. e stavolta è coronato da una serie di offensive vittoriose. Ippocrate è deceduto nel 492/491 a.C.: Gela è momentaneamente indebolita dalle contese legate alla successione del tiranno. Le truppe reggine possono così conquistare Messina; è in questa contingenza che la polis, anticamente denominata Zancle, prende il nome di Messene, in ricordo delle origini peloponnesiache di Anaxilas. Il tyrannos vi insedia dei nuovi cittadini venuti appositamente dalla penisola greca, che si affiancano alla componente calcidese con il fine di cementare il consenso al regime. La presa di potere viene ulteriormente consolidata da un successo militare riportato sui Geloi, i cui echi sono giunti ai posteri grazie al rinvenimento di parte del bottino di guerra, depositato dai vincitori presso il tempio di Zeus ad Olimpia. Non ancora pago della conquista di Messina, Anaxilas sconfigge in battaglia i sempiterni rivali di Reggio: i Locresi. Probabilmente, in seguito a tale, fortunata iniziativa, il territorio reggino si sarebbe esteso sino ad inglobare il centro di Metauros, oggi occupato dalla cittadina di Gioia Tauro.Se, apparentemente Anaxilas ha raggiunto gli obiettivi prefissati, restituendo ai suoi concittadini delle condizioni ottimali per incrementare il raggio dei loro commerci, la reazione dei nemici non si farà attendere. Locri si allea con Gelone, nuovo temibile tiranno di Gela, che si è frattanto impadronito di Siracusa, una delle poleis più prospere del mondo ellenico; lo stesso Gelone ha raggiunto un fruttuoso accordo con Terone, signore di Agrigento. Ogni singolo componente di questa schiera mira a modificare gli equilibri economici locali: per far ciò occorre liberarsi dei monopoli cartaginesi, nella Sicilia occidentale, e dei loro tradizionali partners commerciali, ossia i Selinuntini, Anaxilas e Terillo di Imera. Gelone e Terone combattono dapprima (dopo il 485 a.C.) una logorante guerra per la liberazione degli scali commerciali del panorama siciliano, alla quale segue (483 a.C.) la conquista di Imera ad opera di Terone.Lo scontro decisivo fra i coriacei contendenti è comunque rimandato al 480 a.C.; ciascuno dei due blocchi di potenze coinvolti non risparmia le risorse belliche a propria disposizione. Anaxilas pattuglia con l’imponente flotta reggina e messinese le acque dello Stretto, mentre un poderoso contingente di mercenari agli ordini del Cartaginese Amilcare, insieme alla cavalleria selinuntina, muove all’assedio di Imera, dove si è rifugiato Terone. In questa prospettiva, Gelone è destinato ad una mossa strategica prodigiosa quanto fortunata; riuscito ad intercettare la cavalleria selinuntina, il signore di Gela e Siracusa riesce a penetrare con uno stratagemma nell’accampamento cartaginese, posto fuori dalle mura impresi, seminando ovunque morte e distruzione. La dissoluzione dell’esercito punico consegna la vittoria al blocco geloo-siracusano-agrigentino: Anaxilas, nonostante non sia stato coinvolto direttamente nella disfatta, deve giocoforza scendere a patti con i vincitori, accettando una parziale subordinazione politica ed economica e rinunciando ai suoi sogni egemonici nel Basso Tirreno. Ciò nonostante il tiranno reggino mantiene invariato il suo controllo su Messina, continuando fino alla morte a ribaltare il verdetto sancito dalla battaglia di Imera. Egli fortifica le principali basi navali dislocate nei suoi territori (Strabone ricorderà a questo proposito la fortificazione della rocca di Scilla) e, nel 477/476 a.C., attacca nuovamente Locri, ma questa volta sul confine meridionale, presso il promontorio di Eracle, l’odierno Capo Spartivento, il cui possesso equivaleva alla totale supervisione delle rotte marittime funzionali alla circumnavigazione della penisola italica. E’ nuovamente un tiranno siciliano e, nella fattispecie Ierone, fratello del defunto (478/477 a.C. circa) Gelone, a stroncare sul nascere le iniziative di Anaxilas. Ierone infatti, minacciando l’intervento delle proprie forze navali, ingiunge al tiranno reggino di interrompere le operazioni militari sul versante del promontorio di Eracle; quest’ultimo, ormai in età avanzata desiste: una decisione che, per altro, salva le fanciulle locresi dal voto di prostituzione sacra, pronunciato in un momento drammatico per i destini della propria città.L’anno successivo (476 a.C.) Anaxilas muore, lasciando le redini del governo delle poleis dello Stretto al suo più fidato collaboratore, Micito, che assume la tutela dei figli del tyrannos defunto, ancora troppo giovani per poter raccogliere l’eredità paterna. Così si conclude la vicenda storica di un insigne personaggio, protagonista del glorioso passato che avvolge la nostra Calabria; il suo nome è oggi per lo più semisconosciuto, le testimonianze della sua remota epoca giacciono sorde e passive all’incuria del tempo e, ahimè, all’interesse dei posteri. Per tali ragioni ho deciso di riproporre, seppur in una versione piuttosto scolastica e relativamente semplice da comprendere, le vicende legate alla sua vita, calata nei fascinosi orizzonti culturali di cui si compone il passato greco che accumuna noi calabresi, sperando di aver quantomeno destato la curiosità dei miei eventuali lettori.

Bibliografia Essenziale (*)G. VALLET, Rhégion et Zancle. Histoire, commerce et civilisation des cités chalcidiennes du détroit de Messin, Paris 1958.
L. BRACCESI - G. MILLINO, La Sicilia Greca, Roma 2000.G. CORDIANO, Assetti e sviluppi storici dell’area liminale reggino-locrese lungo il fiume Halex dal VI fino alla metà del IV secolo a.C., in A.A.V.V. Ricerche storico-topografiche sulle aree confinarie dell’antica chora di Rhegion, a cura di G. Cordiano - S. Accardo, Pisa 2004, pp. 65-90.
G. CORDIANO, Il VI secolo a.C. lungo le due sponde del Metauros: tra sfortunate neofondazioni coloniali e luoghi di culto liminali, in Nuove ricerche storico-topografiche sulle aree confinarie dell’antica chora di Rhegion, a cura di G. Cordiano, S. Accardo, C. Isola, A. Brogli, Pisa 2006, pp. 13-52.

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